p 239 .

  4 . Nascita e sviluppo del comune.
  Da: R. S. Lopez, La nascita dell'Europa, Einaudi, Torino, 1966 .
     
         Con  una  vivace  e  serrata trattazione lo storico  genovese
         Roberto   Sabatino   Lopez   ripercorre   in   questo   brano
         l'evoluzione  politica del comune italiano, dal suo  formarsi
         come  associazione privata fino alle lotte di fazione ed alle
         guerre  di conquista, fenomeni che si mimetizzarono dietro  i
         vessilli dei guelfi e dei ghibellini.
     
La  data di nascita dei primi comuni  generalmente sconosciuta: prima
che  ci  si  imbatta  in  un  documento che citi  il  termine  tecnico
"comune", una comunit autonoma di fatto ha gi funzionato per qualche
tempo. Pu anche non esserci una vera data di nascita: il comune viene
su  inosservato quando un gruppo di cittadini influenti,  abituati  da
tempo  ad  assistere e consigliare il signore del luogo, cominciano  a
fare da s.
     Pi  spesso,  i  comuni  pi antichi nascono  sovversivi.  Alcuni
cittadini  fanno  lega  per  promuovere  certi  loro  interessi,   con
pressioni  politiche  e,  occorrendo, con la violenza;  e  giurano  di
sostenersi  l'un  l'altro, di osservare regole da  loro  adottate,  di
obbedire  capi  da  loro  scelti. Di quando in  quando,  termini  come
"congiura",  "cospirazione",  e anche  "comune",  fanno  capolino  nei
documenti  fin  dal secolo decimo; ma queste congiure precoci  vengono
poi  represse,  sbandate, o assorbite in associazioni pi  vaste.  Per
trasformarsi  in  un  comune  vero e  proprio  la  coniuratio  di  una
minoranza,  con  scopi  limitati  e  per  una  durata  limitata,  deve
allargarsi  e  stabilizzarsi, ottenendo un giuramento  di  fedelt  da
tutti gli abitanti della citt e dei dintorni e incaricandosi di tutte
le  funzioni  ordinarie di governo. A questo, anche  nelle  citt  pi
forti  e  pi  sveglie dell'alta Italia, non si arriver  prima  degli
ultimi anni del secolo undicesimo.
     E'  naturale che nei comuni rivoluzionari le funzioni di  comando
tocchino  da principio ai "cospiratori" pi nobili, ricchi e  potenti.
Dato  che  l'economia commerciale non ha ancora  preso  il  suo  pieno
slancio, si tratta dunque soprattutto di uomini della nobilt  feudale
minore, che possiede terre nel suburbio e dentro le mura, ne investe i
redditi  nel  commercio  e nell'artigianato, e  vive  abitualmente  in
citt.   In   questo  senso  soltanto  si  pu  parlare   di   origine
aristocratica  dei comuni. Fra i congiurati, infatti,  si  distinguono
cavalieri  e  fanti, o "maggiori, mediocri e minori", ma non  esistono
disparit  insormontabili. Ognuno contribuisce alla causa comune  come
pu,  nella  misura  in  cui pu. Il suo posto  nell'associazione  non
dipende da come  nato ma da quello che vale; chi sa fabbricare  spade
non  molto meno utile di chi sa adoperarle.
     Con  l'andar  del  tempo non occorreranno pi rivoluzioni  perch
una  citt ottenga l'autonomia. Anche fuori d'Italia, il fatto  che  i
cittadini vogliano avere le loro "libert" finisce col sembrare ovvio.
Re  e  vassalli includono automaticamente una certa franchigia tra  le
facilitazioni  offerte a chi voglia stabilirsi in un centro  di  nuova
fondazione,  che  si spera possa divenire una citt.  [...]  Tuttavia,
queste libert spontaneamente offerte dai sovrani sono molto minori di
quelle strappate con la forza da comuni rivoluzionari.
     Quale  che sia la sua origine, il comune non perde del  tutto  il
suo  carattere  volontario  e privato. Pu  combattere  vescovi-conti,
sovrani,  pu  esigere  franchigie sempre  pi  estese  o  addirittura
l'indipendenza  totale,  senza  con  questo  contestare  la  sovranit
teorica  delle  autorit preesistenti. Spetta  a  queste  autorit  di
provvedere  ai  compiti supremi assegnati allo  Stato  dalle  dottrine
politiche  del tempo: la Giustizia, la Pace, la Fede, con  la  lettera
maiuscola, sono di competenza del papa e dell'imperatore (o  del  re).
L'amministrazione  comunale non ha da occuparsi di giustizia,  pace  e
fede  se non in quanto servano a proteggere interessi specifici  della
comunit.
     [...]
     Gli  organi  del governo comunale sono i medesimi che si  trovano
negli Stati maggiori:
     
     p 240 .
     
     assemblee  e  consigli legislativi, potere esecutivo,  tribunali.
Simbolo  di  eguaglianza, l'assemblea plenaria di  tutti  i  cittadini
liberi  si  riunisce  in piazza, pi facilmente che  non  possa  farlo
l'assemblea di un regno, e vota per acclamazione la guerra,  la  pace,
le leggi fondamentali. Vero  che le difficolt aumentano a misura che
il comune si ingrandisce. Le convocazioni plenarie diventeranno dunque
sempre pi rare, sempre meno efficaci.
     Aumenter  invece  l'importanza dei consigli maggiori  e  minori,
piccoli senati che si riuniscono periodicamente a deliberare sotto  le
arcate  dei  palazzi  comunali o in grandi aule chiuse.  [...]  Mentre
l'assemblea  plenaria   esposta ai tumulti e  alle  intimidazioni,  i
consigli  sono  protetti dalla segretezza delle sedute,  e  presto  si
voter per scrutinio segreto, con fave o palle di vario colore.
     Almeno  agli inizi, anche il potere esecutivo supremo    per  lo
pi  affidato  a un collegio. In seguito, fuori d'Italia,  la  maggior
parte  dei  collegi  si sceglier un presidente o  "maggiore"  (maire,
mayor,  Burgmeister)  espresso generalmente  dal  loro  stesso  gruppo
sociale.  Anche  alcune  citt italiane  di  origine  bizantina  hanno
presidenti,  ma  di altra specie: si tratta di antichi funzionari  del
governo imperiale le cui cariche, divenute elettive, hanno perduto  la
loro primitiva autorit:  questo il caso illustre del duca o doge  di
Venezia.
     Invece,  nelle citt lombarde, nessuno  al di sopra del collegio
dei  consoli.  Il loro titolo rievoca gloriose memorie romane,  ma  in
realt  trae origine dalla parola "consigliere". I consoli, in  numero
variabile da due a pi di venti, sono in generale eletti per un anno e
non  immediatamente rieleggibili. Ciascuno di loro dispone di tutti  i
poteri civili, militari, finanziari e giudiziari. Questo aspetto della
carica,  temporanea  e insieme pluralistica,   volto  a  impedire  il
trasformarsi  del  magistrato in tiranno, e  anche  a  disseminare  al
massimo  le  possibilit di guadagno privato che  la  direzione  degli
affari   pubblici   potrebbe  offrirgli.  Altre   precauzioni   ancora
sembreranno  presto  necessarie: i consoli  appena  lasciato  il  loro
ufficio,    dovranno   rendere   pubblicamente   conto   della    loro
amministrazione.
     I  primi governi municipali si insediano un po' prima della  fine
del  secolo  undicesimo nelle citt lombarde e toscane pi precoci,  e
anche  pi  addietro  nelle  citt italo-bizantine.  Non  costituirono
allora, n poi, quell'et dell'oro che scrittori nostalgici di  secoli
successivi  (da Dante al Carducci) andarono fantasticando, ma  nemmeno
furono  quei regimi arbitrari e oppressivi che qualche storico recente
ha  creduto  riconoscere in loro. Se li paragoniamo a qualunque  altra
forma  di  governo  anteriore  alle  grandi  rivoluzioni  americana  e
francese,  i  comuni  ci colpiscono come gli Stati  che  offrirono  al
massimo  numero di cittadini l'occasione di partecipare in un  modo  o
nell'altro alla gestione dei pubblici affari. In confronto coi governi
monarchici   dell'et  loro,  meriterebbero  addirittura   di   essere
celebrati  come esempi di democrazia progressiva. Certo,  la  pubblica
piazza,  sede  dell'assemblea plenaria, non fu  il  luogo  ideale  per
l'espressione  indisturbata  dell'opinione  pubblica,  ma  offr   una
tribuna  a chiunque avesse fiato e coraggio; le assemblee monarchiche,
quando  pure  venivano  convocate,  avevano  posto  soltanto  per  gli
invitati.  Se  i  consiglieri e i supremi magistrati  dei  comuni  non
venivano  eletti secondo i metodi del sistema rappresentativo moderno,
rispecchiavano per l'insieme dei cittadini pi fedelmente  dei  pochi
membri  "eletti" che furono ammessi a far parte dei parlamenti inglese
e francese nell'autunno del Medioevo.
     [...]
     La  pace  sempre preferibile alla guerra, ma le lotte sono anche
un segno di vitalit.
     In  ogni  comune  i cittadini si erano finalmente risvegliati  ai
problemi politici che li riguardavano. Col dividersi in partiti -  per
solito, due partiti in ogni citt - aprirono un dibattito esasperante,
ma  indispensabile per lo sviluppo della democrazia: dibattito che  in
un  certo  senso  precorre  il duello incessante  tra  conservatori  e
liberali   (o   socialisti),  clericali  e  laici,  "repubblicani"   e
"democratici", che caratterizza la vita parlamentare moderna. E  anche
sul  piano  internazionale (o pi precisamente  "intercittadino"),  la
formazione di alleanze rivali non
     
     p 241 .
     
     escludeva  gli sforzi per mantenere l'equilibrio delle potenze  o
per superarsi a vicenda senza ricorrere alla guerra.
     Disgraziatamente,    per,   ai   comuni    italiani    mancavano
l'esperienza  e l'autodisciplina necessarie per ridurre al  minimo  le
scosse  provocate da questa altalena politica. "Ogni casa  ha  la  sua
torre",  scrive un rabbino a proposito di Genova, "e quando si accende
la  lotta,  i  terrazzi  al  sommo delle torri  diventavano  campi  di
battaglia".
     [...]
     Con  vecchi  nomi  o  con nuove etichette  -  non  pi  guelfi  e
ghibellini,  ma  neri  e bianchi, Capuleti e Montecchi  [due  famiglie
veronesi rivali, divenute celebri in Giulietta e Romeo di Shakespeare]
-  i  dissensi rinascono sempre. C' sempre una citt vicina, e quindi
nemica,  pronta ad accogliere gli sbandati, a preparare  con  loro  la
rivincita dell'ultima battaglia data e perduta per il controllo di una
strada,  il  possesso di una miniera, il controllo di  un  mercato.  E
poich  le  rivalit mercantili e industriali sono ancor pi  profonde
delle  passioni di parte, non di rado avviene che il cambiamento della
fazione  dominante  in  un  comune provochi un  cambiamento  in  senso
inverso nei comuni contigui: se Bologna si fa guelfa, Modena diventer
ghibellina. L'essenziale  che le ostilit proseguano.
     In  tale baraonda le maggiori citt italiane sopraffanno  le  pi
piccole  e  in ogni citt si fanno avanti uomini nuovi. La  situazione
sarebbe  drammatica per i vinti se l'espansione economica non offrisse
anche  a  loro qualche compenso. Nonostante l'umiliazione  patita  nel
vedersi  superare da nuovi ricchi o nuovi immigrati,  i  membri  delle
antiche  famiglie decadute possono rifarsi una fortuna  nella  propria
citt oppure, se i ricordi sono troppo amari, in un comune vicino.  Le
citt  vinte,  anche se irrimediabilmente superate da una  concorrente
pi  forte  e  pi  ricca,  trovano  modo  di  accrescere  la  propria
ricchezza, sia pur pi lentamente, sfruttando quei rami del  commercio
e dell'industria che la loro vincitrice non monopolizza.
